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Scritto da ilcorriere.it    Martedì 27 Luglio 2010    PDF Stampa E-mail
Duomo, l’esercito di marmo che si rinnova per non morire - Raffigurazioni di santi e di gente comune in marmo di Candoglia ammassate in un capannone

Via Brunetti: viaggio nel deposito delle statue della Cattedrale, rovinate e continuamente sostituite

MILANO - San Giovanni Battista è il numero 224. Una volta, prima che smog e piogge acide lo ricoprissero della patina scura che l’ha ucciso, anche lui guardava Milano dal cielo di una guglia. Adesso, da molti anni, i suoi occhi fissano solo un certo punto per terra, verso la piccola Sant’Eulalia dai polsi legati e i seni un tempo candidi ormai grigi per sempre. Tra loro Marco, l’evangelista: senza più una mano, ma col leone ancora vigile ai suoi piedi. E tutto attorno altre decine e centinaia di santi, e animali, e volti grotteschi, e angeli e putti. È il cimitero dell’esercito di marmo del Duomo: e la sua stessa esistenza è la prova di quanto il Duomo sia vivo. Più che una chiesa una «macchina», come l’aveva definita Manzoni. Con un destino scritto nell’atto di nascita. Perché il marmo di cui da sette secoli è fatto, con le sue venature rosa e grigie, e quella bella porosità che così caldo lo rende al tatto, accanto alle qualità che lo rendono unico ha un difetto per il quale non esiste cura: il tempo lo lima e piano piano lo sgretola.
Malattia che l’inquinamento ovviamente accelera, tra croste nere e corrosioni varie, ma che in realtà è inarrestabile di suo: e così da sempre, via via che statue e guglie del Duomo diventano irrecuperabili (e pericolose) vengono tolte e sostituite con altre, esattamente identiche. Una pelle sempre nuova, unico modo per conservarla. Ma quella vecchia, per fortuna, non viene buttata: di qui il cimitero della statue morte. Non molto distante dal cimitero Maggiore, in un’area tra i viali Espinasse e Certosa affacciata su via Brunetti. La stessa peraltro in cui da circa mezzo secolo gli scultori e della Veneranda Fabbrica del Duomo continuano a ricostruire, ancora a mano e con la stessa pazienza di chi per secoli li ha preceduti, ogni dettaglio il cui originale stia morendo.
Il capocantiere alla guida dei venti artigiani impegnati in quest’opera di ricostruzione infinita — anche loro in via d’estinzione — si chiama Gino Giacomelli e arrivò qui da Carrara dopo aver imparato i segreti del marmo da suo padre, che li aveva appresi da suo padre. «Però il marmo di Candoglia — dice — è molto diverso dagli altri. È meno compatto, le sue venature lo rendono più difficile da trattare e più esposto a infiltrazioni, rotture, problemi. Ma sono proprio quelle che lo rendono unico». Così dal 1387—grazie a una bolla di Gian Galeazzo Visconti prorogata nei secoli dagli Sforza, e poi da Mussolini, e poi dal Governo repubblicano — i blocchi dei prezioso materiale vengono estratti dalla stessa cava sulle pendici di una montagna appunto a Candoglia, oltre la riva destra del Lago Maggiore: anticamente arrivavano a Milano passando dal Toce al Ticino ai Navigli, fino al vecchio «Laghetto» che un tempo stava giusto accanto al Duomo.
Oggi in via Brunetti li scarica un camion, e il Duomo se ne mangerebbe assai più delle poche tonnellate l’anno che assorbe. Ma il tempo della lavorazione è quel che è: per fare una cima di guglia da un metro e mezzo ci vanno tre mesi di scalpello, lo stesso che per una di quelle piccole faccine di santi e mostri affacciati sotto il primo cornicione sulla piazza o per una mezza «falconatura» da collocare sul tetto, figurarsi per le statue più grandi alte sino a due metri e mezzo. La guglia numero 15, da sola, è alta dodici metri e ora sta lì in un angolo— perché sul Duomo era ormai a rischio di crollo —in attesa che ci siano i soldi per rifarla uguale a prima: la statua del barnabita Carlo Bascapè, che la sormontava, si è invece conservata bene e alla fine sarà ricollocata esattamente al suo posto. Naturalmente quelle che fanno più impressione sono le più piccole: miniature di trenta centimetri cesellate fino al dettaglio di un anello al dito e poi incastonate dentro una nicchia a sessanta metri d’altezza, invisibili a chiunque se non a chi un giorno le ha fatte e chi un giorno le tirerà giù. Per sostituirle con altre uguali, forse fra cent’anni. Sempre ammesso che i finanziamenti per conservare tutto questo—e servono 15 milioni l’anno solo per l’ordinaria manutenzione — non vengano meno prima.

Paolo Foschini
23 luglio 2010

 
Scritto da IlSole24Ore.com    Venerdì 16 Luglio 2010    PDF Stampa E-mail
Per il commercio di marmi e pietre calo record nel 2009
Flessione del 9,2% rispetto al 2008 con un giro d'affari superiore ai 14 miliardi di dollari a livello internazionale
Carlo Montani - UNIVERSAL STONE
02 Luglio 2010
Nel consuntivo per il 2009, gli scambi internazionali di marmi e pietre hanno registrato un giro d'affari complessivo per oltre 14 miliardi di dollari (export più import), con una flessione del 9,2% dal 2008 che costituisce una novità assoluta nell'ultimo ventennio, rispecchiando una congiuntura difficile anche in campo lapideo. Nei confronti del 2001, quando il fatturato aveva raggiunto i 5,2 miliardi, il valore è tuttavia triplicato, confermando il crescente apprezzamento dei progettisti per il prodotto lapideo, che proprio per questo ha sofferto meno di altri materiali concorrenti.
Osservando la classifica del valore dell'export, i primi quattro Paesi (Cina, Italia, India, Turchia) hanno raggiunto il 57,2% del totale, evidenziando la forte concentrazione del settore. Il dato più rilevante riguarda il forte sviluppo cinese, con un balzo da 0,8 a 3,6 miliardi di dollari e una quota di mercato salita dal 16,2 al 25,3% in otto anni, mentre l'Italia ha perso da diversi anni un primato di vecchia data, scendendo dal 30,6 al 13,5 per cento. Molto apprezzabile è stata la crescita della Turchia, partita da 200 milioni di dollari superando il miliardo lo scorso anno.
L'importazione è più articolata: i primi quattro acquirenti del 2009, tutti extra-europei (Stati Uniti, Cina, Corea del Sud e Giappone), hanno raggiunto il 37,8% del fatturato. Anche in questo caso, dal 2001 al 2009 si sono registrati incrementi generalizzati, soprattutto nei Paesi asiatici, mentre hanno fatto eccezione gli Stati Uniti, dove l'ultimo biennio ha coinciso con una flessione di quasi un miliardo e mezzo, pari al 39,8% e dove la quota di mercato è scesa dal 22,7 al 14,6 per cento. In forte calo anche gli approvvigionamenti italiani che, sempre nell'ultimo biennio, si sono ridotti del 38 per cento.
Il panorama internazionale del settore propone così un mondo a due velocità: da una parte, i Paesi in via di sviluppo che si sono distinti per crescite talvolta accentuate dell'export e dell'import. Dall'altra, le economie mature, dove al carattere selettivo del mercato si sono aggiunti gli effetti del ristagno. L'interscambio lapideo ha visto oltre 41 milioni di tonnellate, in prevalenza di prodotto finito e, quindi, un valore medio di circa 340 dollari, quasi uguale a quello dell'esercizio precedente; il consumo, pur nella contrazione delle cifre assolute, si va estendendo verso nuovi segmenti di mercato.
IlSole24ore.com
 
Scritto da Il Corriere della Sera - corriere.it    Lunedì 12 Luglio 2010    PDF Stampa E-mail
I monti di Michelangelo sventrati per i dentifrici


Le industrie cosmetiche scoprono gli scarti del marmo I camion a Carrara Mille camion al giorno attraversano la città di Carrara verso i porti: aumentati i casi di silicosi. Il sindaco: presto una strada quasi tutta in galleria
ROMA - «Noi tutti qui a Carrara chiediamo pietà. Pietà per il marmo, che da secoli è la vita della nostra gente. Pietà per le Alpi Apuane. Per i nostri paesaggi sconvolti e sventrati. Tra poco non parleremo più di montagne ma di bassopiano apuano...». Mario Venutelli ha un repentino cedimento nella voce quando parla delle «sue» montagne. Lì affondano le radici della sua famiglia. Della sua gente. Venutelli è figlio di una delle più antiche famiglie di cavatori di marmi di Carrara, quei Magistri Marmorum che solo dopo un attento vaglio del pezzo estratto lo «certificavano» e lo affidavano agli artigiani e ai grandi artisti, per esempio Michelangelo Buonarroti. Ha nel sangue l' amore per le belle Apuane che nelle viscere custodiscono quel candido splendore sinonimo di ricchezza: il marmo pregiato, ricercato in tutto il pianeta. Ma da dieci anni tutto è cambiato: «Si estraeva il marmo e si metteva da parte le scaglie e gli sfridi, cioè i frantumi. Finché non è stata scoperta una facile fonte di ricchezza: proprio gli scarti. Quindi il carbonato di calcio utilizzabile nelle industrie cosmetiche, nelle cartiere per patinare. Ottimo per fabbricare dentifrici, mangimi, coloranti, colle, persino filtri destinati alle centrali idroelettriche per evitare le piogge acide. E quel filtro, dopo l' uso, restituisce gesso nobile. Ovvero la base per il cemento». Scoperto l' affare, è partito l' assalto. Le Apuane oggi, per ogni estrazione, producono il 20% di marmo e l' 80% di carbonato di calcio, come prevede una regolamentazione della Regione Toscana: «Siamo a un ritmo di cinque milioni di tonnellate estratte ogni anno nel distretto lapideo compreso tra Carrara e la Lucchesia, ma la gran parte riguarda Carrara. Mille camion ogni giorno partono dalle montagne, attraversano la città, la inquinano e scendono verso i porti. Sono sempre più numerosi i casi di silicosi, di chi si ammala respirando la polvere. Il beneficio per la collettività locale è nullo: tutto viene estratto e portato via dalle multinazionali». Italia Nostra ne farà un caso non solo nazionale. Annuncia la presidente Alessandra Mottola Molfino: «Ci rivolgeremo ai grandi artisti del mondo, agli scultori. Faremo un appello per salvare questo luogo straordinario. È tempo di contingentare gli scavi. Non vogliamo che le cave vengano chiuse, sappiamo dell' occupazione. Ma qui c' è solo speculazione selvaggia e distruzione». Conferma Venutelli: «Capitozzano le vette e distruggono un patrimonio di flora unico». Basta studiare i documenti che appaiono su due siti (www.lapietravivente.it e www.alpiapuane.com) per valutare la portata del fenomeno. Sulle Apuane le cave di marmo sono ormai miniere di carbonato di calcio. Fino alla metà del ' 900 l' escavazione era a quota 800 mila tonnellate annue e garantiva lavoro a 15 mila addetti. Oggi gli addetti non superano il migliaio. Spiega Elia Pegollo, autore del volume Emozioni apuane, ecologista: «Qui da noi muoiono e scompaiono prima i luoghi dei ricordi. Arrivano direttamente con le benne e si frantuma la montagna, tanto serve solo il carbonato di calcio. Se mettessimo insieme tutto il materiale che sparisce ogni anno potremmo costruire un parallelepipedo quadrato di 600 metri di base e cento metri di altezza. Continuando così andiamo verso la catastrofe sicura, il marmo non è eterno». E qui Pegollo aggiunge un altro dato legato alla vita cittadina: «Questo tipo di escavazione molto spesso non tiene conto delle falde acquifere, delle vene, quindi delle sorgenti che alimentano il fiume Frigido a Massa e il Carrione a Carrara. Le tagliano, vene e falde, e addio acqua». Meno allarmista il sindaco di Carrara Angelo Andrea Zubbani, socialista: «Per vent' anni c' è stato squilibrio sul rispetto della produzione. Ma adesso la crisi si è fatta sentire anche in questo settore, nel 2008 era calata quasi del 40%. Poi non ci sono concessioni per frantumare il marmo, autorizziamo solo l' uso degli scarti provenienti dall' escavazione. E il giro di affari non è tale da giustificare la polverizzazione del marmo pregiato». Quanto all' inquinamento, al passaggio dei camion? «Stiamo provvedendo alla realizzazione della strada dei marmi, che collegherà le cave direttamente ai porti con 7,5 chilometri di percorso di cui sei in galleria». Conclude Fabio Baroni, storico locale, uno degli animatori del gruppo «Salviamo le Apuane»: «Per secoli le popolazioni hanno "coltivato" il marmo rispettandolo come si fa in campagna col grano. Quei terrificanti metodi vanno in conflitto con gli scavatori tradizionali e gli stessi industriali del settore cominciano a chiedersi quanto ancora si potrà andare avanti così, per quanto tempo ancora sarà possibile scavare marmo» . Paolo Conti (2 - continua) RIPRODUZIONE RISERVATA **** La scheda La catena montuosa Le Alpi Apuane sono situate nel Nord della Toscana, fra i fiumi Magra e Serchio: la catena declina a sud-ovest nella Riviera Apuana e in Versilia e a nord-est nelle valli di Lunigiana Le estrazioni Le Apuane producono il 20% di marmo e l' 80% di carbonato di calcio: la media è di cinque milioni di tonnellate estratte all' anno, trasportate da 1.000 camion al giorno. Sono sempre più numerosi i casi di silicosi, di chi si ammala respirando la polvere Un' immagine dall' alto delle cave: l' orografia è stata modificata dalle ripetute estrazioni. Le cave di marmo sono ormai miniere di carbonato di calcio. Nel 2008 il settore è entrato in crisi, con un calo del 40% (foto Marcesini)
Conti Paolo
Corriere della Sera – corriere.it, 10 Luglio 2010.
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 12 Luglio 2010 )
 
Scritto da businessstone.com    Mercoledì 07 Luglio 2010    PDF Stampa E-mail
Mercati: negli USA si attende una richiesta in aumento di pietre

Fonte: businessstone.com

(Luglio 2010) Nella seconda metà di questo anno salirà nuovamente la richiesta di pietre naturali e composite. Questo lo prevedono i ricercatori di mercato dell’impresa USA Catalina Research in un’inchiesta attuale. L’impulso di crescita partirà principalmente dalla modernizzazione della sostanza edilizia già esistente, così si legge nell’inchiesta di 250 pagine disponibile per 3495 $.
Qualcosa di simile lo aveva annunciato BusinessStone.com nel luglio 2009.
Di recente è uscito lo studio del Marble Institute of America (MIA) „2010 Survey of the Natural Stone Industry“, che fa una previsione per l’andamento del settore lapideo mondiale per i prossimi cinque anni. In questo studio si evince, tra le altre cose, che tante ditte dipendono dalle importazioni e, quindi, anche dalle oscillazioni dei cambi. Esse dovrebbero riflettere sulle strategie in merito ai cambi, questo viene scritto in una comunicazione alla stampa. Lo studio si basa su interviste fatte a rappresentanti del settore provenienti dall’America, dall’Asia e dall’Europa. Le interviste sono state svolte dalla Hudson Economics Group (HEG) su commissione delle MIA.
Per quanto riguardano gli USA, il 62,5% degli intervistati diceva che hanno intenzione di investire nelle loro imprese nel 2010. Quasi un terzo era incerto. Il 21,7% è intenzionato di comprare delle attrezzature, investire nell’immobile o nel personale.
Lo studio „2010 Survey of the Natural Stone Industry“ costa 500 $.
Dei cali del 30% e anche di più sono stati registrati nell’anno 2009 nelle importazioni USA di pietre naturali paragonato all’anno precedente. I dati del ministero per il commercio sono stati pubblicati dalla rivista Stone World nel suo numero di maggio.

 
Scritto da businessstone.com    Mercoledì 07 Luglio 2010    PDF Stampa E-mail
Design con marchio


Fonte Businessstone.com

Luglio 2010) Nel settore delle pietre naturali ci sono, per così dire, delle carte nuove sul tavolo e queste vengono mischiate attualmente. Il gioco si chiama „Design“ ed i jolly portano il titolo „Marchio“: alcune ditte hanno già scoperto il mercato immenso e si stanno piazzando con un marchio. In questo modo si sta concretizzando uno sviluppo che si è già svolto decenni fa nel settore della ceramica.
Uno dei protagonisti è la ditta spagnola Mármoles Serrat. La ditta ha introdotto sul mercato il suo marchio „Lifestone“. Ciò ha lo scopo di vendere il marmo Gris Pulpis estratto da cave proprie e lavorato in laboratori propri come prodotto finale con un valore aggiunto.
Si tratta di marmette per le quali sono state sviluppate delle idee creative straordinarie dalla squadra di designer della ditta.
La semplicità è la caratteristica di certi prodotti. Per esempio, per i mosaici semplici ma ricchi di effetto si sfrutta il fatto che la pietra elegante esiste in una variante chiara ed in una più scura.
Altre linee all’interno dello stesso marchio utilizzano superfici raffinate oppure combinano il marmo con inserti di altri materiali. Nel modello „Eco Cosmos“ si tratta di vetro artistico, nell’altro caso sono cristalli Swarowski.
Lo spessore delle marmette è di 1 cm. Sono disponibili diverse misure (30,5 x 30,5 cm, 40 x 40 cm, 60 x 60 cm usw.).
Mármoles Serrat è una ditta a conduzione familiare con sede a Santa Magdalena de Pulpis nella provincia Castellón. è stata fondata dal padre dell’attuale proprietario, il quale ha iniziato nel 1968 come piccolo marmista artigiano. Oramai l’azienda impiega più di 60 collaboratori. La maggior parte dei suoi prodotti vengono esportati in più di 30 Paesi.
Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 07 Luglio 2010 )
 
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