Scritto da Il Tirreno Massa Carrara    Mercoledì 27 Aprile 2011 14:00    PDF Stampa E-mail
Souvenir, la guerra contro Taiwan
Confartigianato: i negozi espongano indicazioni su materiali e provenienze 
CARRARA. La Confartigianato getta un nuovo sasso nel mare del settore lapideo, e in questo caso l’artigianato artistico del marmo e la vendita di souvenir. Chiede al sindaco un sistema di controllo per distinguere bene il made in Carrara e il made in Taiwan. I venditori che da molti anni esercitano la loro attività in questo settore, mostrano al turista la differenza di prezzo e di materiale. E il cliente poi sceglie. Ma secondo Confartigianato ci vorrebbe una sorta di regolamentazione, di cui peraltro si parla da anni.
Confartigianato, «auspicando una maggior trasparenza per evitare che una scelta non consapevole da parte degli acquirenti, determini nel tempo ritorni pubblicitari deleteri», chiede al sindaco «l’adozione di una ordinanza affinchè, nei punti vendita dei souvenir in marmo, sia obbligatorio esporre, relativamente a ciascun manufatto, l’indicazione precisa del materiale e dei luoghi di provenienza».
«A parlare di marmo in questo momento a Carrara, si rischia - dice l’associazione - di richiamare automaticamente l’attenzione al problema delle tariffe e del gettito che la lavorazione delle cave può rendere alle casse comunali. Ma così come spesso abbiamo sottolineato, per Confartigianato la concertazione su questo tema deve porsi orizzonti più ampi comprendenti la lavorazione al piano, l’artigianato artistico e la qualità che esso rappresenta nell’immaginario collettivo. Nella prospettiva della prossima stagione turistica, torniamo a richiamare l’attenzione sul modesto dettaglio della diffusa abitudine di commercializzare manufatti locali in marmo e manufatti made in Taiwan o similari, senza alcuna indicazione distintiva». Ma nella categoria questa opinione non è condivisa.
Confartigianato ricorda che già in passato chiese all’amministrazione di quel momento «di tutelare i prodotti dell’artigianato artistico locale. Nelle vetrine dei venditori di souvenir l’oggettistica proveniente da Taiwan si mescolava e si mescola tutt’oggi con i manufatti di marmo, incontrando, spesso, le preferenze del turista straniero».
«Perché non imporre nelle rivendite comunali di souvenir, o comunque di oggettistica in marmo, l’esposizione di cartelli che distinguano, con chiarezza, manufatti di produzione locale in marmo di Carrara dai meno costosi made in Oriente? Questi vengono spesso preferiti dal compratore, soprattutto estero, sulla base di valutazioni economiche di apparente convenienza tra oggetti, che comunque l’ospite meno attento considera di ugual provenienza con la convinzione di aver fatto l’acquisto giusto perché preso a Carrara, anzi nelle immediate vicinanze dell’ambiente di estrazione».
Insomma, secondo l’analisi fatta dall’associazione, una migliore organizzazione di questo segmento del commercio (ma spetta al Comune dettare regole con una ordinanza?), potrebbe valorizzare di più il manufatto locale rispetto a quello di importazione, pur rispettando sempre la libera scelta da parte del cliente. «Perché non aiutare il turista ad evitare di portarsi a casa un made in Taiwan o giù di lì? Nulla da obiettare se quella scelta è consapevole». Mediamente, i prezzi dei souvenir di importazione e quelli di analoghi oggetti in marmo di Carrara, variano. Ad esempio un mattarello in marmo può andare dai 10 ai 14 euro, un piatto dai 12 ai 22 euro, una ciotolina dai 10 ai 18 euro. Ogni commerciante espone ciò che vuole, e fa i propri prezzi.
Zanetti: pronto a discutere. Ma Confartigianato, chiede un’ordinanza. Il vice sindaco e assessore al turismo, Andrea Zanetti, è disposto ad esaminare la proposta. «Ci sono già leggi sul commercio, che penso siano rispettate dai venditori, ma se si tratta di rafforzare un concetto espresso da Confartigianato, e se ci sono gli strumenti idonei come un protocollo d’intesa, oppure le possibilità di fare un’ordianza, sono disponibile a verificarle da subito».
C.C. 
 

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