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Kan Yasuda

Yasuda

Sito ufficiale: www.kan-yasuda.co.jp

 

 

 

 

 

 

 

 


 




Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 17 Marzo 2010 )
 

Kan Yasuda - L'intervista

L’appuntamento è nei dintorni di Pietrasanta, presso lo studio dell’artista; la giornata è fredda, l’aria molto limpida e la brillante luce del sole contorna di fili dorati le opere di Yasuda, posizionate fra gli olivi del giardino. 
Forse la loro sistemazione è frutto di un preciso disegno predefinito, forse si trovano più semplicemente dove hanno trovato posto; non cerchiamo risposta al quesito, il nostro sguardo non fatica nel passare dalle colline, agli alberi alle sculture: un unico paesaggio, non ci sono stonature e già intuiamo il fine del lavoro dell’artista.

Con la cortesia tipica del popolo giapponese Kan Yasuda ci accoglie nello studio vicino al laboratorio, un loft ampio e luminoso arredato con eleganza e sobrietà. Alle pareti le immagini delle mostre ed opere in tutto il mondo: Firenze, Milano, Parigi, Tokyo, Stati Uniti. 

Riconosciamo l’Aurora Place di Sydney, disegnato da Renzo Piano: alla base del palazzo c'è Touchstone, scultura dell'artista.

Lei vive e lavora a Pietrasanta. Come è iniziato il percorso di avvicinamento alla città e perché ha scelto proprio la nostra cittadina?
La mia terra di origine è Bibai nell’isola di Hokkaido. A Tokyo, poi, partecipo al dottorato di ricerca presso l’Università d’Arte e  divento assistente al docente del corso di scultura.  La tappa successiva è stata Roma, dove mi iscrivo all’Accademia di Belle Arti con una borsa di studio del governo italiano, sotto la guida di Pericle Fazzini che mi presenta ad un maestro artigiano di un laboratorio nelle immediate vicinanze delle Terme di Caracalla.
In questa bottega inizio a scolpire in marmo, stimolato dall’atmosfera di una città che è stata la culla della storia dell’arte.
Venivo spesso a Pietrasanta,, seguendo le indicazioni del maestro per arrivare nei luoghi dove trovare i marmi di ottima qualità ed i migliori artigiani.
Attirato dai migliori giacimenti di  marmo Bianco delle Alpi Apuane mi sono trasferito in Versilia, a metà degli anni ’70, iniziando a lavorare nel laboratorio di Giorgio Angeli, a Querceta.
E’ veramente il miglior ambiente che un artista possa avere  per realizzare le sue opere; sono ormai passati più di 25 anni dal mio arrivo qui e mi trovo sempre più a mio agio.

Le Sue opere sono compiute per essere vissute e toccate.
L’uomo deve sentire l’opera, viverla intensamente.
Questa capacità può venire soltanto se riusciamo a stabilire un contatto diretto e fisico con essa.
Questo contatto immediato fra noi e la materia permette di percepire l’opera come parte della propria esistenza, intuendo l’essenza dell’opera stessa.
Fa piacere vedere i bambini che si avvicinano alle mie creature poste nelle piazze, giocare con esse ed attraversarle, come per esempio nel caso dell’opera “La Chiave del Sogno” a Pietrasanta.
Mi piace pensare che i bambini entrano subito in confidenza con le mie sculture perché intuiscono che queste danno un’anima agli spazi che altrimenti sarebbero vuoti. Se l’opera è soltanto destinata ad essere osservata, con distacco e in distanza, bisogna elaborare il contesto storico che ci permetta di capire la sua ragione d’essere.
La gente, dopo la fase molto intensa dell’infanzia, ha un’esperienza he l’aiuterà a sviluppare la sua sensibilità.
Noi siamo effimeri, il mondo cambia ininterrottamente ed io voglio creare la scultura che ha in sé qualcosa di immutabile e di eterno che la gente sentirà toccandola.
Questo è  il fine del mio lavoro.

Le Sue sono fatte con il marmo Bianco. Perché la scelta di questo materiale?
Innanzitutto il marmo Bianco è una materia che ci fa sentire la vitalità, specialmente quando riceve la luce, oppure quando si bagna per la pioggia, ed è allora come se potessimo sentire il suo respiro o la sua temperatura corporea. Il Bianco evoca  il concetto della purezza, mentre la sua semplicità ci aiuta a manifestare i nostri sentimenti e a suscitare le sensazioni più profonde.
Possiamo dire che nel Bianco l’uomo rispecchia il la propria condizione mentale. 

Masamichi Hanabusa, ex ambasciatore del Giappone in Italia, ha definito Kan Yasuda un poeta che fa parlare il marmo. Dove trova lo scultore ispirazione per dare voce alla materia?
L’ispirazione viene da sé, da dentro di noi, anche se ciò non avviene spesso. Lo scultore ascolta la voce “silenziosa” della pietra; il marmo “parla” solo quando la gente comincia a comunicare con esso tramite il contatto diretto e fisico. Tale voce emerge in esso solo quando la scultura ha in sé qualcosa che commuove la gente, oppure quando essa concepisce la propria anima. Lo scultore può soltanto scolpire sperando nell’incontro fortunato tra la sua idea, la materia e la forma.

Oggi viviamo in un mondo difficile. Quale contributo può dare l’arte contemporanea alla qualità della vita?
… non è tanto facile rispondere a questa domanda. Se “La Chiave del Sogno” - l’opera collocata nella Piazza della Stazione di Pietrasanta -, ha migliorato lo spazio oppure è riuscita a dare serenità e a far ritrovare alla gente i propri sogni che giacciono nell’oblio, allora credo che essa ha contribuito, nel contesto culturale, al miglioramento del vivere della comunità e dell’ambiente in cui vivono i cittadini.
E questo li aiuterà a vivere con una condizione mentale positiva.

Quali sono i progetti del futuro?
Creare la scultura più bella che si sia mai vista!

Intervista a cura di Stefano De Franceschi