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COLLINE VERDI NEGLI OCCHI DI MARIA
Quando abbiamo incontrato Maria per il servizio, ci ha chiesto espressamente una foto in cui fossero ritratte quelle che chiama “le sue colline”. Partiamo allora proprio dalla città in cui è nata la scultrice, Caracas in Venezuela, per capire come mai è arrivata a dire una frase così carica di affetto.
“Sono nata e cresciuta a Caracas ma facendo un po’ avanti e dietro negli USA, dove poi mi stabilisco per studiare arte al Pratt Insitute di New York. Qui vedo un manifesto di Pietrasanta che informa gli studenti sulla possibilità di ottenere punti utili per la laurea partecipando a stage formativi a Pietrasanta. Ma i corsi sono troppo costosi e vado a Urbino, dove frequento lezioni di arte per quanto riguarda incisioni e grafica. Non essendo specifico per il marmo ed essendo io interessata a questo materiale, lascio il programma e per conto mio arrivo a Pietrasanta nel 1973, dove incontro Lido Bovecchi, prof.all’istituto d’arte che mi accoglie nel suo studio, mi fornisce il primo marmo e mi insegna le tecniche di base. Sempre nel 1973 conosco l’uomo che diventerà mio marito, Earl, conosciuto come Carlo, anche lui un artista presso la fonderia Tommasi dove stava all’epoca lavorando per la chiesa di S. Patrizio in Little Italy a New York. Da qui inizia la mia attività anche nel settore del bronzo, sempre presso la fonderia Tommasi, per poi proseguire soprattutto con Mariani, altra fonderia d’arte storica di Pietrasanta. Esperienza con il marmo l'ho fatta, invece, alla Bottega Versiliese e allo Studio di Sergio e Marco Giannoni. Ma il marmo resta il mio vero amore, una passione nata fin da quando ero bambina, con un grande ammirazione verso l’arte greca e rinascimentale, in particolare quella di Michelangelo Buonarroti; quando visitai Firenze per la prima volta e vidi i suoi lavori, per un momento desiderai di restare in quella città per sempre. Ma ho scelto di vivere a Pietrasanta, sono qui da 36 anni e della “nostra” cittadina versiliese amo il clima, il mare così vicino e le sue colline, tanto che ho deciso di abitare a Monteggiori (paese a pochi km da Pietrasanta, n.d.r); è un posto assolutamente unico, dalle finestre di casa vedo il mare”.
La missione della sua arte “Cerco di dare vita alle mie sculture, secondo i canoni della bellezza e dell’armonia, cercando di dare gioia e serenità, due elementi oggi purtroppo non più di moda. Guardando le proposte delle gallerie nelle città più importanti, a volte mi sento come fossi fuori dal tempo, perché vedo, al posto dell'armonia e dell’equilibrio, tanta violenza, aggressività, sesso esasperato e volgare. I media mostrano la realtà attuale di certe società, ma c’è l’insistenza a fare leva su ciò che fa notizia, che attrae il lato morboso dell’uomo”. Come riesce a dare vita alle sue sculture? “Sono molto istintiva: con il materiale che lavoro, sia esso creta, bronzo o marmo, stabilisco un dialogo: c’è un momento in cui il viso assume vita propria e questo è l’attimo in cui mi fermo, magia di un istante in cui riesco a cogliere la vitalità grazie ad una espressione particolare. Le mie opere vogliono catturare l’emozione del pubblico: questa è la differenza fra arte e un oggetto artistico che può essere splendido di grande valore tecnico ma che rimane inerte se non assume una vita propria. La scultura deve avere una presenza che ti coinvolge e che cattura le tue emozioni”. Il suo lavoro è basato prevalentemente sulla figura femminile: celebra con le sue sculture la bellezza della donna nella sua completa formosità e sensualità. “Lavoro con il corpo della donna perché lo sento più vicino. Nella scultura è importante anche l’aspetto astratto: parto dall’anatomia per metterla al servizio dei volumi, degli spazi negativi, dove la superficie molto curata ed i suoi dettagli fanno da contrappunto, mettendo l’accento sui grandi volumi. La mia è una ricerca della bellezza ed il mio amore è per il corpo umano; tendo a semplificare le sue forme per dargli purezza di linea, eleganza e presenza”. Perché per i suoi lavori in pietra sceglie lo statuario e la pietra auresina di Trieste? “Amo lo Statuario per la sua luce, più lo lavori e più si illumina, ti invita a dargli rifiniture curate rispondendo fedelmente a tutte le sollecitazioni. La Pietra di Trieste - che ho scoperto allo studio Giannoni - ha un colore caldo, si presta alla scultura e alla lucidatura: è una pietra molto adatta per gli ambienti esterni. Un’altra pietra che mi piace molto è il Rosso Porfirico, scavata anch’essa nei pressi di Trieste. La usavano i romani per fare parti dei vestiti dei cesari, oppure per fare grandi vasche. Purtroppo oggi la cava è chiusa e non si trova più”. I suoi lavori sono anche in bronzo e terracotta. “La creta è il mio materiale di creazione: inizio sempre una scultura con questo materiale, solo in un secondo momento decido se proseguirla con in bronzo o marmo, o con tutti e due i materiali. La creta è un materiale che mi permette di correggere e perfezionare un lavoro; con il marmo, una volta e scolpito non puoi tornare indietro. Forse non tutti sanno che le terrecotte sono materiali nobili, anche se considerati poveri”. Quali i progetti futuri. “Sto lavorando per una mostra che si terrà in Olanda, a L'Aia, da Gennaio a Febbraio 2010. Protagoniste saranno sempre le mie donne, in marmo e bronzo.La Galleria De Twee Pauwen che ospiterà l'evento è quella con cui collaboro da 10 anni e con cui ho già allestito diverse esposizioni personali". Lasciamo Maria al suo lavoro. Dal suo studio all’inzio della strada che porta a Monteggiori il mare non si vede, ma guardiamo le colline circostanti non con gli occhi di chi è abituato, ma con quelli di qualcuno che è arrivato da lontano: e si capisce perché chi arriva in Versilia, resta fulminato e non vuole più andarsene.
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