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Le cave di... Cosa Nostra «Ecco cosa scoprì la nostra procura»

04 Dicembre 2016
K2_ITEM_AUTHOR  La Nazione Massa Carrara

di LUCA CECCONI
Un maresciallo tra Serpico e Schiavone
PIERO Franco Angeloni, 60 anni, ha frequentato il liceo classico Santa Caterina di Pisa e l’istituto magistrale di Massa. Arruolato nella Guardia di Finanza nel 1975, ha partecipato al corso allievi finanzieri della Scuola alpina di Predazzo, successivamente ha vinto il concorso per la scuola sottufficiali e ha trascorso un biennio accademico a Lido di Ostia. Maresciallo delle Fiamme Gialle, ha prestato servizio lavorando con la magistratura inquirente apuana e per tre anni come pubblico ministero al tribunale di Massa. Attualmente è in pensione per gravi motivi invalidanti.
LA RABBIA e l’orgoglio. Il titolo del libro di Oriana Fallaci calza a pennello a Piero Franco Angeloni, 60 anni, massese, ex finanziere in pensione per gravi motivi invalidanti, che ha scritto un libro dove racconta la sua storia nelle Fiamme Gialle e l’inchiesta condotta degli anni Novanta sulle infiltrazioni mafiose nelle cave di marmo. Rabbia, orgoglio e anche amarezza sono le motivazioni che lo hanno spinto a scrivere «Gli anni bui della Repubblica».
«La rabbia è tanta – dice Angeloni, che è sposato e ha due figli adulti – perchè l’indagine fu bloccata e perchè in questi anni molti hanno parlato e parlano a vanvera, senza conoscere le cose. Ma c’è anche l’orgoglio di aver condiviso questa e altre battaglie insieme ad autentici servitori dello Stato, come i procuratori Augusto Lama e Beniamino Garofalo, come il capo della squadra mobile Antonio Sardo e l’ispettore di polizia Francesco Santucci, gente rimasta fuori dai giochi di potere che avviliscono il nostro Paese».
L’inchiesta sulla mafia nelle cave era a buon punto, con tanti riscontri. Perchè fu fermata? «Perchè i legami tra mafia e imprenditoria, in questo caso le cave, erano intrecciati anche con la politica. Furono adottate varie scuse che ad essere sinceri sono anche... passabili, ma che in fondo restano pur sempre scuse. Fu l’allora ministro Martelli di fatto a bloccarci. E se pensiamo che l’inchiesta riguardava il collegamento fra la mafia e il gruppo Ferruzzi – siamo stati i primi a capire questa collusione – il dubbio di un tentativo di insabbiamento è legittimo, perchè Gardini e il gruppo Ferruzzi erano legati, tramite i finanziamenti ai partiti, al Psi di Craxi. Ricordo la frase di Falcone “la mafia è entrata in Borsa’’ quando il gruppo Ferruzzi entrò a Piazza Affari».
ANGELONI è un fiume in piena. La vicenda lo ha toccato nel profondo. «La mafia c’era già in Versilia e a Marina di Massa ma con altri giri. Le cave entrano in ballo con la Calcestruzzi. Il giro di affari era notevole non solo con il marmo ma anche con il carbonato di calcio per la desolforazione delle centrali a carbone Enel (contratto da tremila miliardi di lire). E poi c’erano gli affari negli appalti pubblici siciliani. I soldi, tanti, arrivarono anche con le compravendite della società, del tipo compro a 1 e rivendo a 3».
E’ una storia anche di morti ammazzati e di suicidi eccellenti. «Il suicidio è quello di Gardini – racconta Angeloni – che è stato erroneamente messo in relazione con Mani Pulite e le tangenti. Dalla nostra indagine si evince invece la difficoltà di uscire dal circolo vizioso della mafia. Chi ci entra non può uscire. I morti ammazzati sono tanti. Ricordiamo l’imprenditore Alessio Gozzani che si era opposto proprio ai mafiosi nelle cave di marmo (Carmelo Musumeci è in carcere per quell’omicidio avvenuto sull’autostrada Genova-Livorno nel 1991). Ma potremmo parlare anche di Borsellino».
In che senso? «Noi nell’estate del ’91 mandammo informative e atti alla procura di Palermo sui legami tra gruppo Ferruzzi e famiglia Buscemi in cui si chiedevano anche approfonditi accertamenti bancari e patrimoniali. Ma la procura di Palermo non fece niente, non dette importanza alla cosa. Anzi, in seguito siamo stati informati che le nostre intercettazioni (due anni di ascolto) si erano smagnetizzate. Quell’indagine avrebbe potuto portare a far luce sulla presenza della mafia in certi appalti pubblici e forse “salvare’’ Falcone e Borsellino».

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Dal virtuale al reale Dal MuSA al Museo dei Bozzetti
Dal virtuale al reale Dal MuSA al Museo dei Bozzetti

Domenica 22 settembre terzo appuntamento della stagione con il ciclo “Dal virtuale al reale”. La visita guidata prevede una prima sosta al MuSA per poi proseguire al Museo dei Bozzetti. Al MuSA visita alla Collezione “Capitani Coraggiosi”, una selezione di opere in gesso provenienti dal Comune di Pietrasanta e concesse in prestito. La selezione fa parte del progetto “Il museo diffuso”, con il quale il Comune, ricercando contenitori sul territorio che ospitino piccole sezioni del museo con bozzetti a tema con il luogo, rende fruibile la sua imponente collezione. Proiezione del documentario in multiproiezione “La voce del marmo“, il film documentario che ripercorre la storia dell’estrazione del marmo nell’area Apuo-versiliese, da Michelangelo fino ai giorni nostri. A seguire, dopo una breve passeggiata visita al Museo dei Bozzetti, un’istituzione unica nel suo genere, nata nel 1984 con l’intento di documentare l’attività degli artisti. Ubicato in un contesto storico-religioso di prestigio, l’istituto raccoglie e ospita 700 bozzetti di sculture di oltre 350 artisti che hanno scelto i laboratori di Pietrasanta e della Versilia per realizzare le proprie opere. Una passeggiata tra viaggio tra le creazioni della scultura contemporanea di tutto il mondo, un percorso alla scoperta del prezioso lavoro degli artigiani. www.museodeibozzetti.it La visita guidata avrà inizio al MuSA in Via Sant’Agostino 61 (angolo Via Garibaldi) alle 17.00, proseguirà al Museo dei Bozzetti in Via Sant’Agostino 1 alle 18.00 e terminerà intorno le 18.45. L’ingresso è gratuito, è gradita la prenotazione PRENOTA QUI DAL VIRTUALE AL REALE | Dal MuSA al Museo dei Bozzetti I campi contrassegnati con * sono obbligatori. Visita "virtuale" al MuSA e a seguire visita "reale" al Museo dei Bozzetti Domenica 22 settembre - dalle 17.00 alle 19.00

Versilia Produce

VersiliaProduce è un periodico trimestrale pubblicato da Cosmave che costituisce una realtà consolidata e unica nel panorama della stampa di settore che si avvale di firme esterne (imprenditori, rappresentanti di enti locali, ingegneri, etc.) che commentano eventi, promuovono dibattiti e approfondiscono aspetti tecnici.
Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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