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«Non si può lavorare con un lavoratore morto accanto a un blocco»

12 Luglio 2018
K2_ITEM_AUTHOR  Il Tirreno Ms Carrara


Sciopero spontaneo alle cave alla notizia della tragedia nel deposito F.C Autogru
Luca Savio, 41 anni, era al terzo giorno di lavoro: il suo contratto scadeva sabato

Alessandra Vivoli / CARRARA Ieri mattina hanno smesso di lavorare al monte. Uno sciopero spontaneo, alle cave e nelle altre segherie. «Perché se muore un padre di famiglia accanto a un blocco ci vuole rispetto». Lo ripetono gli uomini del marmo. Quelli che, per tutta la mattinata di ieri, da quando si è capito che per Luca Savio, 41 anni, non c'era più niente da fare, sono arrivati alla spicciolata davanti ai cancelli della F.C. Autogru di viale Zaccagna (amministratore unico Ginetta Ferrari, 22 anni).Una mattinata pesante, una vita spezzata, la seconda nel mondo del marmo dall'inizio dell'anno.La dinamica dell'incidente mortale è ancora da riscotruire con precisione. Se ne stanno occupando le forze dell'ordine e il servizio di prevenzione e sicurezza dell'Asl. «Stiamo verificando la dinamica» spiega l'ingegner Maura Pellegri della Asl.Da quello che trapela , dalle voci che circolavano subito dopo l'incidente fuori dal deposito dove è avvenuta la tragedia, Luca Savio stava assistendo nelle manovre di movimentazione nel piazzale. Stava mettendo una zeppa a un informe quando è stato urtato dallo stesso blocco. «A seguire quella manovra, dicono fuori dai cancelli della F.C. bisognerebbe essere in due»: frasi dette a mezza voce perché, come sottolineano i rappresentanti sindacali nel mondo del marmo non ci sono solo «da tirare giù bancate, ma anche muri di omertà». Luca Savio in quel deposito di movimentazione lavorava da pochi giorni. Con un contratto di assunzione a tempo determinato che era partito solo dall'inizio della settimana, lunedì scorso. Avrebbe finito (sempre da contratto) questo sabato, il 14 luglio.Tre giorni di lavoro e una tragedia che gli ha spezzato la vita. «Una morte inaccettabile»: questi i commenti a caldo dei colleghi, degli amici, dei rappresentanti del sindacato. Un lavoro, quello legato al settore del marmo, che in questo ultimo caso, per questa ultima morte, non solo deve farsi domande sul problema della sicurezza. Ma anche sulla precarietà.L'ultimo contratto di lavoro, per Luca Savio, era scaduto alla fine dello scorso anno. Poi mesi e mesi senza che il suo nome compaia nei registri delle assunzioni. Un uomo di 41 anni alle prese con le difficoltà del settore, con una moglie e con una figlia che lo scorso maggio ha compiuto un anno. Anche quei sei giorni di contratto devono essergli sembrati un'occasione da prendere al volto. Un mestiere che sapeva fare Luca. Un mondo in cui è cresciuto: il padre Marco è infatti un autotrasportatore, uno conosciutissimo alle cave. Si sono stretti attorno a lui e alla moglie di Luca i colleghi. Ci sono stati tanti abbracci in una mattinata pesante, una mattina di canicola con un vento caldo battente, di burrasca. La moglie di Luca Savio non ha voluto saperne di fermarsi fuori dai cancelli. È entrata nel deposito e si è sentita male. Il dolore l'ha piegata. Lei si è seduta su una sedia, nel piazzale assolato: non ha voluto neppure essere visitata dal medico del 118. È rimasta lì fino a che Luca non è stato portato via. Poi i cancelli del deposito si sono chiusi e nel pomeriggio è comparso il nastro bianco e rosso: l'area è stata posta sotto sequestro. --ALTRO SERVIZIO A PAG. 9


La politica invita alla riflessione sulle condizioni di lavoro e su quelle contrattuali
Per Rossi «siamo di fronte agli effetti della precarietà»

Bandiere a mezz'asta in Comune Proclamato il lutto cittadino

CARRARALutto cittadino e bandiere e mezz'asta oggi per la morte di Luca Savio, morte che arriva a due mesi esatti dalla tragedia di Fantiscritti costata la vita a Luciano Pampana.«Un prezzo troppo alto - il sindaco Francesco De Pasquale lo ribadisce - quello che il mondo del marmo sta pagando in termini di vite umane, insostenibile per qualsiasi città che si voglia definire civile. È una vicenda straziante, il primo pensiero va ai famigliari - è il commento del vicesindaco Matteo Martinelli - Non possiamo però trascurare che la vicenda professionale di questo operaio è una drammatica rappresentazione delle tante difficoltà che caratterizzano oggi il mondo dell'occupazione. La vittima era infatti un lavoratore precario». Per Michele Palma, presidente del consiglio comunale, la città «prima che un operaio, perde un uomo, un papà, un marito. Domani (leggi: oggi) sarà necessaria una riflessione sul fatto che questa persona aveva una condizione occupazionale altamente precaria. Intanto piangiamo la perdita di un giovane uomo, un lutto nel quale tutta la comunità si immedesima, stringendosi attorno alla sua famiglia».E su precariato e condizioni contrattuali si concentra anche la riflessione del presidente della Regione Enrico Rossi: «Siamo di fronte agli effetti inaccettabili di una precarietà e di un mercato del lavoro che consentono l'eccessiva frammentazione di mansioni e carichi insostenibili di lavoro. C'è una proliferazione di terzocontisti e vengono fatti svolgere compiti diversi da quelli che un lavoratore è chiamato a eseguire in base al contratto sottoscritto. La condizione di questo giovane operaio parla chiaro: era entrato a lavorare il 9 luglio con un contratto di sei giorni. Non solo. Dalle informazioni di cui siamo in possesso, emerge come quell'operaio era stato assunto con un contratto che non prevedeva mansioni in un contesto così pericoloso. Qui c'è un enorme problema non solo di cultura della sicurezza, ma di rispetto delle regole». Prevenzione e sicurezza sono le parole chiave per il consigliere regionale Pd Giacomo Bugliani: «Abbiamo messo in campo tante azioni su questo tema come Regione, ma non dobbiamo fermarci, la sicurezza sui luoghi di lavoro deve rappresentare una priorità assoluta».Sicurezza e controlli sono il cuore del problema anche per Elisa Montemagni, capogruppo della Lega in consiglio comunale e Andrea Cella, segretario provinciale della Lega: «Dobbiamo riflettere su quanto sia importante predisporre la massima sicurezza e promuovere controlli costanti e minuziosi, specialmente in settori palesemente a rischio come quello legato al marmo. Già troppe persone, infatti, hanno pagato, da inizio anno, in Toscana, con la perdita della vita, il proprio quotidiano e faticoso impegno lavorativo».


«Sei un batuffolo di luce lanciato dalle stelle più lontane»: così Luca Savio parlava della sua bambina Un papà orgoglioso e la dedica social alla figlia nata solo un anno fa

CARRARA «Anche se il timore avrà sempre più argomenti... tu scegli sempre la speranza».È questa la frase che Luca Savio, l'operaio vittima dell'incidente nel deposito di viale Zaccagna aveva deciso di scrivere sulla pagina facebook.Un messaggio che per molti degli amici, quelli che nella giornata di ieri hanno riempito i social di condoglianze, descrive meglio di tante altre parole il carattere di Luca. Un uomo che non ha mai perso la speranza, nemmeno nei momenti difficili. E, soprattutto, un uomo che aveva trovato la speranza più grande all'inizio del maggio di un anno fa quando era nata la sua adorata figlia.Una gioia che Luca aveva voluto condividere sui social con una dedica davvero speciale: «Un bambino appena nato. Un batuffolo di luce lanciato dalle stelle più lontane. E dentro ci sono già le leggi della vita, le formule segrete della meraviglia e le prime chiavi per aprire le forme del mondo. Benvenuta».Un papà pieno di gioia che chiamava la sua bimba »un batuffolo pieno di luce lanciato dalle stelle più lonyane». E una vita tutta da inventare per una bambina tanto desiderata. Luca gli amici lo ricordano così. Come una persona semplice, amante dei valori veri. Un uomo disponibile, un amico pronto a rimboccarsi le maniche per gli altri. Apprezzato per la grande sensibilità, quella con cui aveva affrontato anche i momenti duri della vita.Luca Savio non si era perso d'animo. E aveva vissuto a testa alta, con fierezza, anche il suo ruolo da precario nel mondo del marmo. Per lui anche quelle sei giornate di lavoro erano importanti e le viveva al massimo, come sempre. Alla fine della giornata, infatti, c'era sempre il ritorno a casa (nella zona di Battilana) il ritorno dagli affetti, quelli importanti.Luca viveva così. E così lo hanno ricordato in tanti prima nel piazzale accecante e assolato dove ha trovato la morte. Poi nel cortile dell'obitorio di Carrara dove un mesto pellegrinaggio è andato avanti per tutto il pomeriggio: un dolore composto, un omaggio a Luca e alla sua grande speranza. Una giornata di lutto a cui farò seguito, oggi, quella indetta dal sindaco Francesco De Pasquale per onorare la memoria di un'altra vittima del marmo, la seconda dall'inizio dell'anno. --A.V.

 

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Il giornale è distribuito via posta in oltre 2000 aziende del territorio apuo-versiliese e dei maggiori comprensori lapidei italiani (Verona, Tivoli e Rapolano, Puglie, Sicilia, Sardegna, Piemonte); VersiliaProduce è anche diffuso in occasione di fiere, workshop e manifestazioni di settore.

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