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In mille: «Basta morti sul lavoro»

16 Maggio 2018
K2_ITEM_AUTHOR  Il Tirreno Ms Carrara

TRAGEDIA IN CAVA
di Libero Red Dolce CARRARA Le distingui a orecchio quasi quelle dieci, undici paia di mani che applaudono il sindaco Francesco De Pasquale . Cala l'imbarazzo dopo che ha parlato. In piazza sono quasi un migliaio, ma il suo intervento non scalda i cuori. I cavatori, i sindacati e qualche cittadino sono scesi in piazza dopo un altro morto sul lavoro. Ma è un corteo di anime che da troppi anni fanno i conti con la rassegnazione.Cielo grigio che minaccia pioggia, il corteo parte da piazza d'Armi verso le 9.30. In coda alla manifestazione, un cavatore imponente passeggia con due uomini al fianco. Tre uomini e tre bandiere, ma la stessa rassegnazione: «Ormai sono diventate delle sfilate. Andiamo in su, torniamo in giù e domani è finito tutto», fa il più massiccio. Gli altri nemmeno rispondono. Occhi fissi sulle bandiere di fronte e un piede avanti all'altro. Ha ragione lui.In testa le tre sigle sindacali che dopo la morte di Luciano Pampana in cava hanno chiamato allo sciopero generale provinciale di 8 ore. Dietro sindacati autonomi, sigle politiche, uno spezzone di anarchici sempre a chiudere. La presenza c'è: saranno 700, 800 persone. Si arriva in piazza Matteotti con più malumore che rabbia. Difficile che qualcuno parli, non c'è tanta voglia. «Ma cosa racconto a voialtri giornalisti, che poi non mi mettete quello che dico. Lasciamo perdere, che poi parlo e non resta niente». Con questa premessa uno dei cavatori impiegato nelle cooperative schiva le domande. Prova a girare la domanda ai suoi compagni, poi cede a qualche considerazione. «C'è un giro di soldi su a monte che non se ne ha idea. E però la gente ha cominciato a dire che sono i cavatori a farci soldi, ad arricchirsi. Come si fa a parlare che poi ti buttano fuori?».Chiedono anonimato ai cronisti, più che altro lo impongono. Una chiacchierata la fanno, il nome non lo dicono. Dà idea del clima non proprio sereno che si vive in cava. Si accosta un altro: «I soldi che ci sono andrebbero investiti in altro modo, questa città potrebbe arricchirsi e avere servizi. Eppure c'è un giro di mazzette...». Inutile chiedere dove, verso chi. «Non fare il mio nome, poi al monte ci devo tornare io».C'è chi fa delle proposte più sindacali, come Andrea Carassali ed è disposto a dire il nome. «Visto che la legge Fornero non sembra verrà tolta, facciamo fare meno agli operai in cava. Turni di 5 ore, rendiamo il lavoro meno faticoso». Lui lavora al piano, «ma i rischi che si corrono sono troppi, soprattutto per chi sta lassù».Il corteo arriva di fronte al comune, il piazzale del parcheggio è pieno per le auto. Qualcuno si lamenta che non siano state spostate dall'amministrazione.Si ferma l'auto con il megafono per fare parlare i rappresentanti sindacali. Il primo a parlare però è il silenzio: un minuto di raccoglimento per il compagno morto in cava.Applauso lungo, poi vengono lette due poesie. Al microfono si alternano i rappresentanti dei sindacati. Paolo Gozzani segretario della Cgil parla dell'«importanza di una lotta da portare avanti uniti come oggi, i piani di coltivazione vanno migliorati. Il lavoro deve essere vita, non si muore per caso, ma per negligenza».Ma c'è un'assenza che pesa tanto. Manca l'amministrazione, mancano i consiglieri di maggioranza. E pure l'opposizione. Uno schiaffo sul piano simbolico. «Dov'è il sindaco?», chiede un cavatore avvolto nella bandiera Cisl. Gozzani e Andrea Figaia, e Franco Borghini, segretari Cisl e UIl, si guardano: «Andiamo a chiamarlo». Il sindaco in realtà sta arrivando e ritorna assieme ai segretari. Con lui solo l'assessore Maurizio Bruschi. E mentre parla, come una pentola borbotta il malumore tra i manifestanti. «Ma non era meglio Zubbani, almeno veniva a dire delle cose», sibila una signora. Brutto vento.De Pasquale si spiega, inizia con un elogio. «Siete veramente in tanti, è un ottimo segnale». Usa il voi però, non una grande mossa retorica. «Sul piano della sicurezza c'è molto da fare, il comune ha intenzione di impegnarsi a fondo. Anche la Regione però deve muoversi, perché io credo che se tutti andiamo a fare i controlli allora qualcosa può cambiare. Se va l'Asl, la Regione, l'Arpat, il Comune, l'ispettorato del lavoro qualcosa cambia. Bisogna fare sentire la presenza».Poi fa una proposta e qui perde il favore della platea. «Il comune è disponibile a fare da collettore di denunce anonime, possiamo raccoglierle e fare visite a sorpresa». Finirà poco dopo, ma passato il microfono saranno davvero in pochi a battere le mani.Gozzani capisce il momento e incalza. Riprende il microfono: «Non è il momento di chiedere ai lavoratori, con i livelli di ricattabilità che ci sono, di denunciare». De Pasquale preferisce chiacchierare senza altoparlanti, argomenta calmo che in comune si sta lavorando. La ex consigliera Claudia Bienaimè lo sprona: «Ora aspettiamo i fatti, sindaco». La giunta, dopo questo lutto, è chiamata alla prima vera prova. Discontinuità e regolamento. Il primo campanello d'allarme, per chi ha fatto il 63% al ballottaggio, è suonato.

 

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