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Da ieri è tornato il lavoro a Canalgrande e Lorano

12 Gennaio 2019 K2_ITEM_AUTHOR  La Redazione

La pronuncia del tribunale amministrativo sulle istanze della coop Canalgrande e Lorano secondo. 
Cave sospese, da ieri ripreso il lavoro. «Non c'è stata escavazione selvaggia». Da ieri si è tornati a lavorare in Canalgrande e nel bacino di Lorano secondo. Accolta (parzialmente) e con effetto immediato la sospensiva dal Tar sui ricorsi presentati dalla cooperativa e dall'azienda di Bardini e Giorgi: si è tornati a lavorare nelle rispettive cave, fatta eccezione per le aree in cui sono stati contestati gli "sforamenti" rispetto al piano autorizzato di coltivazione. la pronuncia del tar«Una pronuncia storica che farà da apripista in materia marmo e escavazione e che salva posti di lavoro». Così i legali - il collegio difensivo è composto dal professor Giuseppe Morbidelli, gli avvocati Roberto Righi rto, Antonio Lattanzi, Riccardo Diamanti e il professor, Sergio Menchini commentano la sospensiva del Tar toscano in merito ai ricorsi presentati dalle due cave (la 95 e la 150) della cooperativa Canlagrande e dalla Lorano secondo. In sostanza, già da ieri, nelle tre cave si è potuto tornare al lavoro.


I legali: ha prevalso la ragionevolezza, il lavoro è stato tutelato. Sono soddisfatti i legali del collegio difensivo che, davanti al Tar, hanno ottenuto una pronuncia destinata a diventare apripista non solo per le cave che hanno presentato i ricorsi, ma anche per tutte quelle che vorranno fare in futuro.

Una trentina di cave contro la determina comunale che ridisegnerà i piani di coltivazione contro gli sforamenti
Pronto a partire un altro mega ricorso

Si tratta del maxi ricorso collettivo (a cui hanno aderito per ora una trentina di aziende) contro la determina comunale (la 1054 dell'otto novembre scorso) che si incanala, spiegano i legali dei ricorrenti, sul solco dell'articolo 58 bis, modificando le autorizzazioni «fino ad arrivare per gli sforamenti di ogni mille metri cubi alla decadenza di autorizzazioni e concessioni».Le trenta aziende, sotto l'egida della Confindustria, si sono organizzate e notificheranno all'inizio della prossima settimana il ricorso.


La Regione interviene sulla vicenda della sospensione emessa dal Tar.
«La messa in sicurezza resta necessaria»

«Per evitare equivoci che potrebbero portare ad ulteriori contenziosi la Regione ricorda inoltre - si legge nella nota - che la sentenza non esime dalla presentazione del progetto di messa in sicurezza e risistemazione ambientale dell'area, che il Comune deve esaminare nei 60 giorni successivi e che la società deve realizzare nei 180 giorni successivi».La Regione sostiene con convinzione «che prima di far ripartire i lavori sia necessario approvare il progetto e realizzare la messa in sicurezza per garantire nel piano la sicurezza dei lavoratori ed il rispetto dell'ambiente. La decisione del giudice consente una diversa procedura ma non solleva i titolari della concessione dall'intervento di risistemazione, pena la perdita della stessa».

«Le difformità comunque ci sono»
L'assessore al marmo Alessandro Trivelli commenta il provvedimento di sospensiva del Tar . «Non si è entrati ancora nel merito - dichiara - Si tratta comunque di un provvedimento equilibrato che però, nello stesso tempo, dà per assodato che delle difformità sono state fatte». I«Bisognerebbe anche ricordare - prosegue l'assessore Trivelli - che l'applicazione del 58 bis ha di fatto salvaguardato le cave stesse, altrimenti si sarebbe andati alla caducazione delle concessioni. Riteniamo comunque che questa pronuncia ha mantenuto io giuso equilibrio, le esigenze dei lavoratori e quelle legate alle attività e alle contestazioni effettuate». 

 

 

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