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Rossi sullo stop a tre cave: «La Regione segue le regole»

01 Agosto 2018 K2_ITEM_AUTHOR  Il Tirreno Ms Carrara


Le ordinanze firmate dal Comune dopo il parere dell'Avvocatura regionale. E sull'occupazione: è responsabile chi ha operato con prassi priva di legittimità. 

Luca Barbieri / CARRARA Ribadiscono il concetto da piazza Due Giugno dopo le tre ordinanze di sospensione dell'attività estrattiva - emesse dal Comune di Carrara (dopo il parere dell'avvocatura regionale «sulla definizione di perimetro autorizzato», come spiegato dall'amministrazione, richiesto dal Corpo Forestale dei Carabinieri) - notificate ad altrettante cave carraresi. Una settantina, aveva stimato l'assessore Alessandro Trivelli, i posti di lavoro a rischio a seguito della sospensione dell'attività. E allora, dopo un primo incontro informale in regione lunedì scorso che ha dato il via a una fase di dialogo sulla questione, da piazza Due Giugno prosegue negli uffici tecnici e legali il lavoro per trovare una quadra, in collaborazione ovviamente con l''amministrazione regionale. Nel frattempo - mentre dall'amministrazione carrarese auspicano tempi stretti per una riunione operativa con al vaglio proposte e scenari per sbloccare la situazione - sulla questione torna il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi con una nota: «Gli attacchi sguaiati che da più parti sono stati rivolti all'Avvocatura regionale sono indice di scarsa sensibilità verso il rispetto delle leggi e delle procedure. Questi attacchi pretendono di nascondersi dietro un supposto buon senso e un concreto ricatto occupazionale. La verità è la seguente: i Carabinieri forestali - spiega Enrico Rossi - hanno richiesto un parere alla Regione che si è espressa attraverso l'Avvocatura, a cui confermo tutta la mia fiducia e apprezzamento per il lavoro che svolge e che ha svolto finora. È mio costume, inoltre, non condizionare - precisa Rossi - i pareri legali che esprimono i miei uffici, che nel loro lavoro non intendo condizionare in alcun modo. È inammissibile l'idea che la politica possa interferire con ciò che dal punto di vista legale è assolutamente chiaro. Le autorizzazioni si riferiscono a un perimetro chiaramente definito, superato il quale si commette un abuso in barba alla tutela dell'ambiente, del paesaggio e del territorio. I responsabili - continua - delle conseguenze sul piano occupazionale sono coloro che hanno operato rivendicando una prassi priva di fondamento e legittimità, e che in questo modo hanno commesso un abuso da cui è scaturita l'ordinanza del Comune di Carrara. È bene fin da ora dire che nessuna sanatoria è in questo momento percorribile e che l'unico modo per risolvere la questione, e quindi riaprire le cave, è di presentare al Comune una nuova domanda di autorizzazione. Il Comune, assieme alla Regione, può impegnarsi a rispondere nel più breve tempo possibile. Resta da valutare - conclude - se la decadenza dell'autorizzazione per un abuso può comportare anche la decadenza della concessione. In questo caso è opinione mia personale, confortata dal parere degli uffici regionali, che si potrebbe persino formulare un intervento legislativo per consentire agli stessi titolari di proseguire l'attività in concessione, evitando - con opportune valutazioni di merito - la messa a gara della concessione. Queste sono le vie legali. Se invece si continua a seguire la prassi, mettendo a rischio la tutela dell'ambiente e del territorio, non resta che il ripristino della legalità. Il rispetto del tessuto sociale, dell'occupazione, dell'impresa locale procede di pari passo con il rispetto delle leggi». --

il punto
A chiedere il parere sono i carabinieri del corpo forestale
La vicenda - come spiegato da Trivelli - parte una paio di settimane fa, quando il parere dell'Avvocatura regionale (richiesto dal Corpo Forestale dei Carabinieri) arriva al Comune. Le tre ordinanze di sospensione dell'attività estrattiva emesse dal comune vengono notificate alle tre cave interessate venerdì scorso. Futuro incerto per due di queste, attualmente ferme; chi ha ripreso, come abbiamo raccontato, è invece la Cooperativa Canalgrande a cui è stata sospesa l'ordinanza temporaneamente. Tre, dunque, le cave interessate dall'ordinanza emessa dal Comune; altrettanti anche i procedimenti avviati.

 

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