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«Norme violate alle cave Il futuro sindaco agisca»

20 Giugno 2018 K2_ITEM_AUTHOR  Il Tirreno Ms Carrara


Cai, Italia Nostra, Legambiente, Grig e Pietra Vivente chiedono che la tassa marmi
sia calcolata sul 10% del valore di mercato dei materiali, come prevede la Regione

 

MASSA "Le leggi ci sono, il problema è che spesso è mancata la volontà politica di applicarle. Per questo alla futura amministrazione, al prossimo sindaco della città chiediamo che gli uffici rispettino e facciano rispettare la normativa vigente, privilegiando la tutela dell'ambiente e non l'interesse economico del concessionario, anche in ragione del fatto che l'introito annuale è di 1,5-1,8 milioni di euro l'anno". È forte e chiaro il messaggio che Cai Massa, Italia Nostra Massa e Montignoso , Grig presidio Apuane, La Pietra Vivente e Legambiente Massa e Montignoso lanciano in vista del ballottaggio sulla questione delle cave di marmo. Nessun appello al voto per l'uno o per l'altro candidato, da parte del cartello ambientalista, ma un elenco di cose da fare necessarie, a loro avviso per dare legalità al mondo del marmo e, soprattutto, tutelare l'ambiente delle Apuane. Concessioni irregolari. «La legge del 1846 e i contratti di concessione - scrive Franca Leverotti a nome delle associazioni ambientaliste - stabiliscono che il Comune, in caso di violazioni di particolari norme, può "pronunciare la decadenza del concessionario". In tutti questi anni il può non è mai stato interpretato come un deve per quanto il concessionario fosse recidivo. La scelta è evidentemente politica e ad essa si sono adeguati gli uffici». Leverotti cita le clausole previste da un contratto del 2008 sulla decadenza della concessione, mai applicate: «Dice il contratto che l'eventuale sospensione o cessazione dei lavori dovrà essere autorizzata su richiesta motivata del concessionario. Ma tale indicazione non è stata rispettata né per Breccia Capraia, attiva, né per Valsora, nonostante l'oasi dei Tritoni voluta dal consiglio comunale, in corso di autorizzazione». La norma dice che il concessionario non può procedere alla coltivazione della cava senza preventiva autorizzazione comunale: «Cava Biagi (Tambura, 1.440 m), è stata autorizzata dopo aver pagato la multa per la galleria iniziata senza autorizzazione comunale». Gallerie non autorizzate. Il concessionario non può condurre in modo gravemente irrazionale la lavorazione. «Ma ci sono casi di violazione come la galleria non autorizzata al Padulello; l'occupazione di aree vergini non in concessione a Madielle, i 26.000 metri cubi di gallerie in difformità di Romana, lo sverso di detriti o marmettola nel ravaneto a Valsora Palazzolo, Valsora, Rocchetta Caldia, Madielle, Lavagnina...».E rendite parassitarie. Il contratto del 2008 riporta anche il divieto assoluto di affittare la cava: «Però a Massa ci sono in essere 5 rendite parassitarie di cui 3, recentemente prolungate, avendo anticipato un anno prima della scadenza l'iter autorizzativo per evitare la normativa regionale che le vieta. Norma in uso, risalente al 1846, è che una cava che non lavora per due anni continuativamente "può" rientrare nel patrimonio comunale ("caducata"). Tra le poche caducazioni fatte, cava Piastramarina al passo della Focolaccia, è stata ritirata per un errore burocratico del 2013. Senza esito Bore Cerignano e Biagi (non si ammette che la Biagi sia cava distinta e con concessione diversa dal Padulello). Altra regola violata è aver concesso agli acquirenti le cave di Puntello Bore, Bore Mucchietto e Bore Cerignano che non avevano chiesto la preventiva autorizzazione prima della vendita all'asta».Lobby favorite. Secondo gli ambientalisti, inoltre, «la politica non ha mai voluto adeguare la legge del 1846 per favorire la lobby degli industriali da sempre molto potente. Lo stesso podestà Bellugi che, sulla base della legge del 1924 aveva messo a punto un regolamento in cui, tra le altre cose, il marmo veniva tassato secondo la qualità, ha dovuto soccombere. Il regolamento pagato all'avvocato Piccioli è rimasto nei cassetti di qualche assessore. La normativa del 1846 è penalizzante per la collettività perché prevede che le cave si possano vendere e lasciare in eredità senza che il Comune incassi un euro. La cava Rocchetta Calacata, rendita parassitaria, caducabile perché ferma e con un debito consistente, è stata venduta con l'autorizzazione degli uffici e in questo modo il milione di euro è finito ai concessionari. La cava Madielle passa oggi in successione sulla base di questa legge, mentre il Comune avrebbe potuto metterla all'asta».La normativa regionale. continua, «prevede che la tassa del marmo estratto sia del 10% del valore di mercato. La tassa in uso (15,5 euro a tonnellata per i blocchi) viene applicata senza considerare la qualità del marmo. Non solo, i concessionari diminuiscono il quantitativo di blocchi estratti rispetto al detrito, nonostante le macchine in galleria permettano una resa pari all'80% come dichiarava Breccia Capraia. Ridicolo l'affitto annuale di 0,024 euro al mq; assurda l'estensione delle cave fino a 350.000 mq».Controlli carenti. Criticità anche sulla pesa elettronica. Una misura che « stride a fronte di ben 6 cave autorizzate ad auto pesarsi, ma ancora più grave che le cave vengano autorizzate e prorogate senza che l'ufficio faccia controlli sulla quantità scavata: recente il caso di Piastreta, prorogata perché non ha esaurito la quantità autorizzata, ma nessun funzionario ha fatto sopralluoghi in questa cava da decenni. Madielle, prolungata di due anni sulla fiducia e poi "visitata" dai Guardiaparco con il Comune, si era "anticipata" scavando al di fuori del piano estrattivo, assai di più di una torre Fiat e mezzo. Oggi due ditte rivendicano come propri i mappali comunali: è tollerabile?»Cambiare si può. Basterebbe, è la conclusione «che il Comune rispettasse il può a vantaggio della collettività e avremmo fiumi puliti, strade meno dissestate e paesaggi meno devastati. Ma per far questo ci vuole la volontà politica».c,f.

 

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