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«Le cave di marmo sono private» Massa, il tribunale sconfessa la Regione che attribuisce al Comune la proprietà

06 Febbraio 2018 K2_ITEM_AUTHOR  Il Tirreno Ms Carrara

 

CARRARA Le cave sono in parte private. Proprio come aveva stabilito, due secoli e mezzo fa, la granduchessa Maria Teresa Cybo Malaspina.

Lo stabilisce il giudice Paolo Puzone, del tribunale di Massa. Lo dice in 18 pagine di sentenza (la 105/2018) che le cave, o almeno parte di esse (il 30%, quelle coltivate da 22 delle maggiori aziende del comprensorio apuano, cooperative comprese) sono proprietà privata e non pubblica come vorrebbe la Regione. Si torna fino all'editto di Maria Teresa Cybo Malaspina del 1° febbraio 1751, che definì parte delle cave beni estimati: beni privati. Il tribunale ora lo mette nero su bianco: le porzioni di cava per cui 22 aziende sono andate in giudizio «hanno natura di beni privati e come tali sono soggetti alla disciplina giuridica dei beni privati».Punto a favore degli industriali braccio di ferro avviato da Comune e Regione per rendere pubbliche le cave. A maggio 2015, il Governo aveva impugnato la legge della Regione sulle cave (la 35 del 2015). L' oggetto del ricorso era proprio il comma 2 dell'articolo 32 della legge sui beni estimati, ossia le cave di marmo il cui regime giuridico è stabilito dall'editto del 1751. Secondo la Regione, l'editto si limitava a confermare il diritto dei privati all'escavazione ma non trasferiva loro la proprietà dei beni. Perciò con la legge 35 del 2015 la Regione intendeva affermare l'appartenenza delle cave al patrimonio indisponibile del Comune di Carrara. Così, dopo una prima puntata nel tribunale di Massa, per chiedere se il provvedimento della Regione fosse costituzionale, la questione delle proprietà privata di alcune cave finì alla Consulta che ha stabilito «l'illegittimità incostituzionale dell'articolo 32 della legge toscana, stabilendo che la Regione non fosse titolata a legiferare sulla proprietà privata», rinviando tutto al tribunale ordinario. Al quale si sono rivolte le 22 aziende. Il nodo da sciogliere era la natura dei beni estimati: solo in un secondo momento il tribunale dovrà esprimersi (dice la sentenza) sulle questioni che riguardano l'identificazione materiale dei beni e dei mappali riconducibili alla categoria dei beni estimati. Ma per questo passo ci vorrà tempo, perchè il sindaco M5S Francesco De Pasquale ha già annunciato ricorso («fino in Cassazione») e i legali degli industriali chiederanno la sospensiva dell'iter relativo a mappali e quantificazione dei beni estimati. E se il Comune annuncia battaglia, la sentenza di primo grado sui beni estimati bacchetta le precedenti giunte. Il giudice parla di «inerzia» e di «significative condotte» che, di fatto, avrebbero già avvalorato la natura privata di quella parte di cave riconducibili ai beni privati.(a.v.)

 

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